Una donna e un viaggio

Sorgente: Una donna e un viaggio

Miracoli e mustelidi

La mattina della Vigilia, al lavoro, squilla il telefono:

David: “Pronto?”
Ragazzo sulla ventina: “Buongiorno, senta mi scuso subito, mi riduco sempre all’ultimo momento, ma devo fare un regalo, la prego…”
D: “Non si preoccupi, ci mancherebbe, mi dica pure quello che sta cercando.”
R: “Cercavo una riproduzione…”
D: “Di?…”
R: “Della MADONNA COL TASSO!”
D: “Mi scusi?”
R: “Eh! La madonna col tasso, quella famosa, di coso…”
D: “Mi creda, sono 10 anni che studio arte ma non ricordo alcuna Madonna del Tasso.”
R: “Ma come no! E’ di quello famoso, lì, lo scienziato.”
D: “Non mi starà parlando della Dama con l’Ermellino?”
R: “Bravo! Quella! Dama, Madonna, Ermellino, tasso, che cambia?”
D: “…”

Image

David Menghini, La Madonna col tasso, 2012. Coll. privata.

La parola agli esperti

Ebbene, il BiProf. Tridott. Crit. Avv. Mega Direttore Clamoroso Andrea Dipré ne ha combinata un’altra delle sue. Stanco di limitarsi a essere il Salvatore della vera Arte, ha deciso di essere l’uomo giusto per salvare l’Italia intera. Ecco l’emozionante video della discesa in campo:

 

Intenso, toccante, non c’è che dire. Ma ciò che penso io conta poco.
Mi sono permesso, pertanto, di raccogliere vari pareri molto più autorevoli, poiché provenienti da coloro che meglio conoscono “the most famous art critic in the world”: gli artisti.
Ho chiesto ad alcuni miei cari amici, pittori e scultori, di realizzare un’opera che potesse descrivere al meglio le loro sensazioni dopo la visione del video.
Al di là delle ovvie peculiarità espressive di ciascuno, li ho trovati tutti curiosamente concordi.
Ma basta parole, ecco le opere in anteprima mondiale:


Si ringraziano enormemente per l’amichevole collaborazione (da sx verso dx e dall’alto in basso, ché questi sono degli egocentrici permalosissimi, guai a sbagliare):

-Niccolò dell’Arca

-Jill Greenberg

-Osvaldo Paniccia

-Max Beckmann

-Michelangelo Buonarroti

-Maestranza del XIV sec.

-Otto Dix

-Andrea Mantegna

-Masaccio

-Gustave Courbet

-Francisco Goya

-Rosso Fiorentino

-Alfred Kubin

-Franz Xaver Messerschmidt

-Käthe Kollwitz

-Francis Bacon

-Agesandro, Atanodoro e Polidoro

-Vecchia rincoglionita spagnola

-Edvard Munch

-Michelangelo da Caravaggio

-Vincent Van Gogh

-Pablo Picasso

-Nerd inventa-meme

-Mosaicista romano

-Jacques-Louis David

-Antonio del Pollaiolo

-Banksy

-Steve McCurry

Cristyn Ferri

James Ensor  sosteneva che “ bisogna essere ribelli alle calche eccessive! Per essere artisti si deve vivere nascosti!”.
È una ragazza riservata, Cristyn, e se si deve parlare del suo lavoro la timidezza diventa quasi ritrosia anche perché, come d’altronde dovrebbe essere, dipinge essenzialmente per se stessa, percorrendo le vie del suo piacere interiore senza ruffianerie, senza curarsi di rimanere fedele a questo o a quello stile pittorico, muovendosi con disinvoltura tra composizioni dal sapore surrealista, illustrazioni di derivazione fumettista, ritratti e opere dal sapore naïf, sicura di una grande facilità di tratto e dell’ ottima padronanza dei mezzi espressivi.
Se ci sono degli elementi comuni a tutte le sue opere, essi sono da individuare sicuramente nell’ impostazione figurativa e nell’uso costante di un disegno accurato e riflettuto, derivati dallo studio dei classici presso l’istituto d’arte di Orvieto, e soprattutto nella sua spiccata tendenza decorativa, mutuata dalla sua attività professionale di mosaicista a Celleno, ove risiede, che si traduce in una resa scrupolosa, epidermica e particolareggiata delle fisionomie dei suoi soggetti, che tradiscono il suo stupore e la sua meraviglia davanti alle forme della Natura, dietro alle quali non è difficile scorgere ferme posizioni ecologiste ed animaliste.
Da osservatrice curiosa, attenta e infaticabile quale è, Cristyn dipinge secondo il principio della riconoscibilità e dell’aderenza al vero. Nelle sue tele, tuttavia, gli elementi rappresentati, siano essi animali, persone, fiori, monili, cieli o pianeti, sono tenuti insieme da nuovi legami che non corrispondono alla logica delle convenzioni, ma a un nuovo ordine delle cose dal sapore “fantasy”, che affonda le radici nel suo amore tanto per l’arte surrealista quanto per il mondo dei fumetti.
A quest’ultima passione si deve anche la scarsa attenzione che concede alla costruzione prospettica degli sfondi, spesso appena abbozzati in favore di un larghissimo uso del nero a mo’ di cornice, espediente utile a mettere in risalto tutti i dettagli e a porli sullo stesso piano di dignità e visibilità, quasi si trattasse della scena di un teatro dai cui confini talvolta i soggetti escono letteralmente.
Ma non si pensi a un linguaggio manierista ed autoreferenziale. La pittura di Cristyn sa anche essere veloce e corsiva, come ben testimoniato dal suo sorprendente quaderno dei bozzetti e degli schizzi, che contiene alcuni degli spunti più interessanti della sua produzione. Come in un’istantanea depurata da tutte le imperfezioni, riesce con pochissimi segni a circoscrivere i tratti delle sue figure, dimostrando una capacità espressiva non comune. Più simili a questi schizzi sono un altro gruppo di tele, meno austere e più narrative, quasi fossero composizioni pensate per un libro illustrato. Le opere di questo filone, i cui protagonisti sono ancora i tanto amati animali, appaiono essenziali, prive di troppi effetti pittorici, con colori stesi in grandi campiture, piatti, brillanti e contrastanti, dal sapore naïf e scanzonato.
Non è solo nella contemplazione della natura e delle sue meraviglie che Cristyn esaurisce la sua carica emotiva. Forte di una “mano” capace e conscia dei propri mezzi, si è confrontata, brillantemente, anche col  genere del ritratto, tradizionalmente uno dei più impegnativi e ostici. Ed ecco allora questa piccola galleria di personaggi, scelti per l’ espressività e la particolarità dei lineamenti, resi attraverso l’uso esclusivo del bianco e nero, ritienuto più indicato per fissare con chiarezza ed assoluta evidenza i tratti somatici e caratteriali dei suoi modelli.
In definitiva, si può senz’altro affermare che Cristyn Ferri è un’ artista eclettica e versatile che, forse anche in virtù della varietà del suo background culturale, con radici dominicane, italiane e greche, è in grado di muoversi con la stessa lucidità e sicurezza tra tecniche pittoriche e generi diversi tra di loro, senza preoccuparsi di sviluppare un linguaggio coerente ad omogeneo , ma al contrario trovando nella sua curiosità e nella spinta al rinnovamento la forza di procedere sicura verso nuovi, felici esiti.

Cristyn Ferri, personale di pittura. Montefiascone, fino al 15/08/2012

Il Primo maggio, tra Boetti e Longoni

Forse non tutti sanno che il logo del concerto del primo maggio di quest’anno è un esplicito omaggio agli arazzi di Alighiero Boetti.

Alighiero (&) Boetti, Diventare il vento (1985)

La scelta pare azzeccata, no? E’ vivace, divertente, colorato, e per giunta offre l’occasione a qualche trombone del mio calibro di scriverci sopra qualche chiacchiera inutile. Perché in effetti dubito fortemente che il buon Boetti, pace all’anima sua, sarebbe stato lieto di finire sui manifesti di uno degli eventi più insulsi dell’intero anno solare. Boetti era un artista rigoroso, severissimo, un pensatore di grandissimo acume, un uomo colto, riflessivo, solitario, un comunista “aristocratico”, se mi passate l’espressione. Un genio, per farla breve. Non ce lo vedo proprio a ancheggiare tarantolato al ritmo di qualche banale motivetto ska, finendo per screditare l’intero popolo dei giovani di sinistra agli occhi dell’ Italia tutta. Perché è questo il concerto del primo maggio, secondo me: un milione di giovani brutti, sporchi, ubriachi, retorici e quel che è peggio del tutto privi di buon gusto musicale che, tra la Bandabardò e un cartone di Tavernello, finiscono ottusi per fare un piacere a chi ha tutto l’interesse a denigrarci.Voglio dire, è inutile che citate Boetti nel manifesto del concerto, se poi ci fare suonare Alessandro Mannarino.

La situazione è drammatica: abbiamo perso ogni battaglia sul fronte politico, stiamo perdendo anche per quel che riguarda la questione culturale e sociale, almeno proviamo a vendere cara la pelle e opporre una resistenza vera, all’orrore che stiamo vivendo. E la resistenza non si fa certo coi canti e coi balli. Semmai si può fare con l’arte. Il quadro che ho scelto per sottolineare il concetto, per quanto appartenente a una fase storica del tutto diversa dall’attuale, ne è un esempio di rara eloquenza e espressività. Una volta contestualizzato, non può che stupire per la straordinaria forza contestatrice che sprigiona. Forza che non si vede più da lustri, da queste parti. Presentato alla Triennale di Brera del 1891,”urtò molto i nervi del giurì per l’accettazione“, e non è difficile individuare il perché.

Emilio Longoni, L’oratore dello sciopero, 1891

Buon Primo maggio.