Lucio Dalla e l’ arte

Tra le altre cose, con Lucio Dalla è morto anche un grande e sincero appassionato d’arte, dai gusti raffinati e mai banali. Collezionista e amante passionale dell’arte tutta, ma in modo particolare delle opere di grandi suoi concittadini bolognesi del passato come Niccolò dell’ Arca o Guercino, Lucio Dalla ha coltivato, negli anni, anche numerose amicizie con alcuni dei maggiori protagonisti della scena artistica italiana, come Sandro Chia, Luigi Ontani e Mimmo Paladino. Quest’ultimo, col suo tipico tratto nervoso e espressionista, ha realizzato la copertina per Henna, album del 1993. Visto che adoro curiosità del genere -alle interazioni tra arte e musica pop ho dedicato anche un altro articolo-,  e forse qualcuno non ne era al corrente, questo è il mio piccolo modo di ricordarlo.

Rip

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Mike Kelley (1954-2012)

“Sonic Youth, Nine Inch Nails, questi sì che sono gruppi sconosciuti!”
(Homer J. Simpson)

Ieri (o forse l’altroieri) è morto suicida Mike Kelley, uno dei maggiori artisti della contemporaneità. Personaggio eclettico e originale, Kelley si è mosso con destrezza, e con risultati spesso eccellenti, in numerosissimi campi di intervento. La radice comune di un’opera così variegata è l’elemento autobiografico unito a una costante e pungente critica alla cultura di massa, ai tabù sessuali, e più in generale, all’intera struttura sociale americana. Da amante (anche) della musica, non posso che ricordarlo attraverso la copertina da lui realizzata per “Dirty”, straordinario album dei Sonic Youth del 1992, coi quali Kelley palesa una certa comunanza di intenti: quella di descrivere un’America fragile e contraddittoria senza mai scadere nel facile e ruffiano slogan politico fomenta-giovani, ma restituendola attraverso il filtro della sfera più intima e personale, nonché quella di muoversi sicuri attraverso le più disparate sintassi: dalla performance ai dipinti,  dalle installazioni fino al ready-made per l’artista; dalla no-wave al punk, dal noise fino al grunge per la band di New York. Due monumenti, insomma, che hanno scritto un capitolo fondamentale del ricco e bellissimo libro delle interazioni tra arte visiva e musica rock, come già fatto in precedenza, solo per citarne qualcuno, da Andy Warhol e i Velvet Underground,  da Richard Hamilton e i Beatles, da Paul Whitehead e i Genesis, e recentemente (quanto sciaguratamente) rinverdita dal mediocre Hirst, prestato ai pessimi Red Hot Chili Peppers. Ma questa è un’altra storia. RIP, Mike.