Incidi un capolavoro? Ligabue prende i soldi

Il seguente articolo non parla di arti visuali in senso stretto, tuttavia ho voluto dargli ugualmente lo spazio che secondo me merita. D’altronde io non credo affatto in una rigida ripartizione delle arti in branche che non comunicano tra loro, convinto come sono che la sensibilità alla base del processo creativo sia sempre la medesima, sia che ci si esprima con un pennello, sia coi bonghi, sia con la colla vinilica e le forbici con la punta arrotondata, sia anche con la mimica facciale. Recentemente sta spopolando in rete questo video, dove volti  più o meno noti fanno un amaro punto della situazione per ciò che riguarda le politiche mafiose e corrotte della SIAE e specialmente dell’IMAIE. Certo, pare il solito lamento all’italiana, e è anche fastidioso vedere la faccia di Scamarcio che piagnucola perché si sente poco tutelato, tuttavia la situazione è veramente drammatica e c’è poco da ironizzare. O meglio, ci sarebbe molto da ironizzare, ad esempio sul fatto che dello scorso marzo la SIAE, struttura che come si sa dovrebbe avere l’intelligenza e il dinamismo per lanciare nuove strategie e saper cogliere al volo quanto offerto dalle nuove tecnologie,  è nelle rugose e tremolanti mani di questa simpatica cariatide (foto),  Gian Luigi Rondi, classe 1921, che probabilmente ascolta musica sui dischi di coccio e nel tempo libero si diletta con la ghironda. Ma non divaghiamo. Quello che c’è di buono è che, nei momenti di maggiore difficoltà, esce sempre qualcuno con le palle e il seguito necessario per riuscire a combinare qualcosa di concreto. In questo caso quel qualcuno è Umberto Palazzo, musicista che per inciso adoro, leader del Santo Niente, del Santo Nada, cantautore e DJ , o più brevemente “mina vagante della musica rock”, come si autodefinisce sul suo attivissimo profilo Facebook. Chi non lo conoscesse e volesse approfondire, può farlo iniziando da questo pezzo, scelto senza motivo, giusto perché mi commuove tutte le volte.
Ma tornando a noi. Umberto, uno che in virtù di una carriera trentennale conosce molto bene i meccanismi dell’ iniqua distribuzione dei diritti d’autore, sta cercando di ottenere quanto più appoggio possibile per formare una class-action, unico modo, forse, per liberare una grande parte dell’arte prodotta in questo paese dalle strettissime maglie burocratiche di una società che, così come è strutturata in Italia, non ha eguali in Europa. Insomma, la solita storia dei pesciolini piccoli che, se vogliono farsi sentire e sconfiggere quello gigante, devono necessariamente unire le forze. Di solito non combinano un cazzo lo stesso, ma almeno non avranno lasciato niente di intentato. Mi pareva giusto, nel mio piccolo, contribuire a diffondere il testo integrale redatto da Umberto stesso, che vi invito a leggere e, qualora lo vogliate, a diffondere. Un paese che mortifica la creatività è un paese finito.
Grazie.

-I soci SIAE sono divisi in due fasce. Una fascia A formata dagli autori più ricchi a cui toccano priviliegi incredibili quali la suddivisione del “calderone” (spiego più giù cos’è) e una fascia di 20/30.000 autori e compositori ai quali viene sottratta anche una buona parte di quello che spetterebbe loro di diritto.

 Come avviene ciò?

Tramite la ripartizione “a campionamento” e la divisione del “calderone” solo fra soci maggiori.

E’ un meccanismo chiaramente iniquo, che costituisce un arricchimento senza causa dei soci maggiori e dei loro editori, che sono sempre dei gruppi economici potentissimi

Io propongo un’azione politica che porti al cambiamento di questa palese ingiustizia, tramite una nuovo regolamento e propongo che si inizi con una class action, che, anche se ha poche possibilità di vittoria in tribunale, può fare molto rumore e portare l’opinione pubblica dalla nostra parte. E’ il momento giusto: si parla di modernizzare il paese e di scardinare vecchi e ingiusti privilegi, quindi ci conviene attaccare prima che si scopra (che qualcuno s’inventi) che abbiamo qualche privilegio che non sapevamo di avere. Inoltre se saremo in tanti, oltre a far rumore, ci costerà poco.

Non so se tutti sappiate come la SIAE ripartisce i proventi delle serate da ballo e i concertini.

In sintesi:

i programmi musicali verdi, cioè quelli che compila il dj, vengono pagati “a campionamento”, cioè la SIAE manderebbe ogni anno i suoi ispettori a 500 serate (si dice) e questi prenderebbero nota dei pezzi più suonati in quelle serate (in base a quale criterio vengano scelte le serate non è dato sapere, ma possiamo facilmente immaginarcelo visto che i piccoli soci non possono controllare questi controllori).

Tutto il ricavo annuo di tutte le feste da ballo che si fanno in Italia viene poi ripartito fra i pezzi più suonati in quelle serate scelte in maniera arbitraria, cioè nessuno legge quei borderò verdi che vengono compilati a centinania di migliaia. Ovviamente i brani prescelti sono famosissimi, perché suppongo gli ispettori non vadano in giro con shazam, visto che la normativa è più vecchia della app, anzi sull’ultimo numero di Vivaverdi ho appena letto che l’uso di Shazam è assolutemente escluso. Quindi (pazzesco ma è così) i pezzi che vengono pagati (e si tratta di un alluvione di denaro se solo pensate a quante serate si fanno nel fine settimane nei vostri paraggi), sono solo quelli che il funzionario preposto conosce e magari il burocrate in questione è un ex carabiniere piuttosto anziano, come mi è capitato.

E già fa malissimo al cuore.

La cosa che forse non sapete, infinitamente più grave, è che dal 2007 anche per il 75 per cento dei concerti (i programmi musicali rossi) la ripartizione si fa nello stesso modo e l’obiettivo è chiaramente quello di arrivare al 100%, cioè non dare più nulla ai piccoli soci. L’altro 25% è analizzato ad estrazione (ma basta mettere una lettera fuori da uno spazio perché il programma sia annullato e allora tutto nel calderone).

La scusa: è stata scoperta un’orchestra in Campania che falsificava i programmi musicali, cioè su questi scriveva solo brani del capo-orchestra.

Praticamente non si prende neanche in considerazione l’idea che ci siano artisti che suonino solo musica di propria composizione. Nell’immaginario corrotto di chi fa i regolamenti Siae esistono solo le orchestra che eseguono i successi dei supersoci.

Questo va cambiato perché non è tollerabile suonare dal vivo per fare arricchire ancora di più Zucchero e Co. In generale non trovo tollerabili le ingiustizie e questa ci tocca tutti personalmente.

Inoltre tutto il fiume di soldi che arriva dalla filodiffusione nei locali pubblici, la tassa sui cd vergini e altre utilizzazioni finisce nel cosiddetto “calderone” che viene ripartito fra i super-soci e sono cifre enormi.

In questo caso, se ci fosse un euqua divisione ci toccherebbero magari degli spiccioli, ma decine di migliaia di piccolissime quote fanno milioni di euro per poche persone che hanno solo il merito di essere già ricche. Vi pare giusto?

A presto

QUESTIONI FREQUENTEMENTE SOLLEVATE

1) per fare  una class action bisogna che tutta la categoria sia coinvolta, quindi fate conoscere questa cosa a tutti i musicisti che conoscete, se siete d’accordo

2) La Siae ha il monopolio. Non si possono creare sistemi alternativi e anche se iscritti all’estero dovete passare da lei.

3) non iscriversi non serve a niente (nella stragrande maggioranza dei casi)* anzi favorisce i supersoci perché i locali devono comunque pagare per farvi suonare. Se non siete iscritti i soldi versati per il vostro concerto andranno ai supersoci al 100%, mentre oggi beccano il 75%. Se non v’iscrivete aumentate di un quarto la ricchezza di gente già ricca da far schifo

4) non c’è nessuno interessato a combattere questa battaglia al nostro posto e non ci può essere perché sono i nostri diritti e i nostri soldi. Chi non combatte peri propri diritti (e per i propri soldi) è destinato a perderli ed è esattamente perquesto motivo che siamo arrivati a questo punto, ma prima non c’era facebook ed era molto difficile fare rete.

*in realtà nulla se non una tassa di quattro o cinque euro sarebbe dovuta alla Siae se l’autore delle composizioni non fosse iscritto ad essa o ad altra società internazionale convenzionata.

Il problema è che per far valere questo diritto bisogna ingaggiare una battaglia con la sede locale Siae che di default dice sempre che bisogna pagare comunque. La più grave anomalia della Siae rispetto ai suoi equivalenti internazionali è che svolge funzioni di esazione per conto dello Stato che finiscono inevitabilmente per diventare più importanti delle funzioni di raccolta del diritto d’autore ed è per questo che ha l’aspetto arcigno e non collaborativo che ci mostra quotidianamente. Sono pochi i gestori di quei locali dove normalmente si svolgono i concerti di base che abbiano voglia di intraprendere una battaglia frontale con la Siae, perché sanno di non trovarsi davanti la Società degli Autori, ma un ufficio delle tasse collegato ad altri apparati di controllo e repressione dello stato (e chi ha gestito un locale sa che basta una folata di vento per essere spazzati via).

E’ molto differente il caso di impresari indipendenti che non abbiano un’attività continuativa, quindi non hanno un’attività economica identificabile con un locale che per forza di cosa deve fornire una proposta articolata per la quale è indispensabile venire a patti con la Siae per mantenere buoni rapporti e non rischiare di subire ritorsioni che potrebbero essere letali per l’esitenza stessa del locale.

Inoltre può variare il potere contrattuale e politico dell’organizzatore. Ovviamente un impresario che compra anche grandi quantitativi di biglietti per grandi eventi ha un rapporto con la Siae molto diverso rispetto a al gestore di un microlocale che fa concerti per cento persone.

Un altro problema è che spesso gli ispettori della Siae sono genuinamente ignoranti delle sfumature della legge, ma sono propensi ad usare il pugno di ferro con quelli che per loro sono comunque dei trasgressori della legge.-

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