Mi faccia tre etti d’arte, grazie

Giro in rete e sbatto il muso, con colpevole ritardo, su quest’uomo meraviglioso, Andrea Diprè,  il perfetto connubio tra Niccolò Ghedini e l’indimenticato Daniele dell’Artigiana. Ebbene quest’ uomo dall’aspetto mite e pacioccone (la frenologia è stata smentita già da un po’, in effetti) non fa il commercialista come ci si aspetterebbe; è invece proprietario di due canali televisivi su Sky (865 e 916) e dice di essere un critico d’arte. Di più: si autodefinisce trionfante sul suo fantastico sito “The most famous art critic in the world”, o anche “IL critico”, millanta di possedere una importantissima Galleria d’arte a New York, e in generale si presenta come colui che, grazie alle tv di cui è proprietario, smaschererà il grande inganno dell’arte contemporanea e che, novello Robin Hood prestato alla cultura, diffonderà la vera arte e restituirà il posto al sole che spetta loro a grandi personalità rimaste nell’ombra e in una clandestina medietà a causa delle logiche mafiose e clientelari che regolano il torbido mercato dell’arte.  Diprè, nel suo video-manifesto programmatico che parte in automatico non appena si accede al suo sito, e che infatti ti fa prendere un colpo, rinnega così tutta la critica e le gerarchie artistiche dell’ultimo secolo, che reputa di nessun valore reale. E’ veramente dura non trovarlo almeno un po’ simpatico. Da teleimbonitore arringa popolo quale è se la prende con quell’arte “che saprei fare pure io”, e propone con argomenti da terza media un sano ritorno all’arte da cavalletto, quella tradizionale, realista e che mostri il “mestiere”, ovviamente al fine di raccogliere consensi tra quei quattro analfabeti che possono seguire i suoi programmi. Ma c’è anche un’altra caratteristica che per Diprè è  fondamentale nell’ individuazione del vero artista:  i soldi. Il grande artista, per Diprè, è colui il quale lo paga profumatamente per essere recensito positivamente. E pure qui non ci sarebbe nulla di troppo strano, purtroppo funziona così abbastanza spesso, è eticamente deprecabile ma tant’è, l’arte è considerata una merce alla stregua delle altre, e perciò è soggetta ai dettami e agli andamenti del mercato.
Grazie, capitalismo!
Ma sto divagando.
La cosa che distingue questo ceffo dai “normali” critici, oltre all’evidente inettitudine, è l’ assoluta e programmatica mancanza di decenza. Gli “artisti” elogiati da Diprè nei suoi programmi (e cioè coloro che sono caduti nella sua rete) sono un fantastico campionario che pare uscito da un bestiario medievale: poveri derelitti, battone, disturbati mentali e vecchi con più d’un piede nella fossa, tutti però accomunati da un elemento comune: sono degli incapaci reietti di cui lo scaltro Diprè si approfitta. In soldoni Diprè, con lo specchietto per allodole della visibilità televisiva, scuce un bel po’ di grana  dalle tasche di tutti questi poveri rincoglioniti con mirabolanti promesse di visibilità, e conseguente entrata trionfale nel mercato che conta. Ovviamente, visto che Diprè non è neanche un vero critico, e non ha alcuna credenziale per diventarlo, questa promessa non si concretizzerà mai,  e a quei disgraziati resta solo un video di Youtube e i relativi commenti derisori. Ne ho selezionati giusto un terzetto, secondo me irresistibili e da non perdere assolutamente:

Il vigoroso Osvaldo Paniccia e i suoi commoventi gamberi…

…la passionaria e glitterata Elena Sirtori…

…e infine un personaggio diverso, l’inquietante Vincent Cappelli, un performer e artista non figurativo. Un personaggio lontanissimo dai rassicuranti modi degli artisti che di solito tanto piacciono a Diprè, ma ha pagato pure Cappelli, e perciò tocca dire bene pure di ‘sto tonto che pare incagliato tra le mangrovie:

E’ uno spettacolo grottesco, patetico come pochi altri. Anche comico, se non fosse vero. Mi viene in mente il grandissimo Corrado Guzzanti e la geniale trovata del mercante d’arte su Teleproboscide. Manco a dirlo, nel giro di pochi anni la finzione è stata doppiata dalla realtà.  Il “nascondista” Mutandari, a confronto di questi poveri scemi di guerra, è un novello Giotto. Comunque Diprè ha ottenuto ciò che voleva: visibilità. E’  finito anche a Mi manda Rai 3, lasciando ai posteri un formidabile alterco con Achille Bonito Oliva, che purtroppo, ignaro forse del vecchio adagio per cui non bisogna mai discutere con un cretino, scende al suo livello e dà il suo contributo alla pagliacciata generale.

In definitiva, mi pare stupido star qui a farvi la morale invitandovi a non fidarvi di questi cialtroni o a dirvi che non esistono né scorciatoie né Deus ex Machina, e che la strada verso la gloria è lunga e tortuosa. Dunque farò di più. VI REGALO UNA GRANDE OPPORTUNITA’!  Quella di essere recensiti su questo sito da un CRITICO D’ARTE VERO! Alla modica somma di 500 Euro, dico quel che vi pare! Inventiamo insieme nuove correnti artistiche! Sputtaniamo il lavoro di centinaia di studiosi seri! Non perdere quest’occasione! Per il mese di febbraio, ai primi 10 che mi scriveranno, in omaggio l’esclusiva e introvabile lista dei migliori vernissage primaverili dove mangiare delizie e bere champagne a scrocco! Non perdere quest’occasione! Contatta David Menghini, the ultimate art critic in the Universe! Ti aspetto!

Scherzo, eh…se sapessi dove andare a mangiare a scrocco non verrei certo a dirlo a voi.

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19 Responses to Mi faccia tre etti d’arte, grazie

  1. Chiaramoretti says:

    Che fine ha fatto il buon vecchio alessandro orlando? Lui sì che era appassionato, un uomo integro e tutto d’un pezzo. Mi manca.

    • Eh già! Ma in generale Diprè mi pare un caso più interessante perché è più professionale, sarà che è un avvocato e quindi ha un buon piglio dialettico. Orlando faceva ridere e basta, faceva proprio delle televendite senza alcun intento critico. Ma manca pure a me! 🙂

    • Ahahahah, c’erano siparietti geniali, comunque: “non so se lo compro, povrei prima vedere come sta sulla parete di casa mia”, ahahahahah!

  2. saccoballe says:

    ahahhahaahahha
    ahahah
    ahahha
    grazie david per avermi fatto conoscere questo uomo,
    hai visto questa chicca ?!?

    • Noooooooooooooo! Ahahahah, fantastico, non l’avevo visto. E comunque non mi stupisce troppo. Dopo aver scritto il post ho scoperto che conduceva (e forse conduce, non so) un programma su DivaFutura Channel, una tv erotica di Riccardo Schicchi. Il programma funzionava così: nella metà sinistra dello schermo c’era lui che spiegava un quadro, nell’altra metà una strappona che faceva uno spogliarello. Inutile dirti dov’è che preferiva indugiare la telecamera. Non si capisce, pare un’idea uscita dalla mente di Carcarlo Pravettoni, io non gli ho trovato un senso.

  3. sdrammaturgo says:

    Te dirò, quanto a paraculi spacciatori de monnezza, Dipré e Achille Bonito Oliva se la giocano
    😀
    Il poro Giovan Pietro Bellori non ce lo ridarà più nessuno.
    Ormai persino Saatchi ha avuto una crisi di coscienza.
    Sì, la mia nostalgia – anzi, nostalgismo – per l’epoca del mecenatismo di corte è risaputa. Ma non chiedo Vasari: mi bastava Argan.

    • Eheheh, sono assolutamente un sostenitore del mecenatismop pure io, scriverò un post proprio su questo, ci pensavo ‘sti giorni. Bellori in effetti no, non c’è più da un pezzo, e manco Argan, e hai ragione su ABO e su una sua certa nonchalance e scaltrezza, ma quella è conseguenza della posizione privilegiata che ricopre, in fondo è uno che è riuscito tra le altre cose a costruire un apparato critico valido, non è uno sprovveduto, se non altro ha la “gravitas” del critico d’arte.

      • sdrammaturgo says:

        Il guaio è che la sua autorevolezza lo rende pure più pericoloso e dannoso di Dipré. Dipré almeno si vede subito che è un coglione.
        Ricordo una puntata di Passepartout sull’arte fiamminga. C’erano Daverio, Bonito Oliva ed altri due super eruditi che non mi ricordo. Bonito Oliva ci fece la figura della mezza sega: ogni volta che diceva qualcosa, veniva smentito dagli altri. Della serie: “Beh, come non ricordare quelle stupende monete dipinte da Tal dei Talwijk?” “No, ma guarda che è impossibile che abbia usato quelle monete come modello, perché, come è ben noto, furono coniate a partire dal giugno del 1612, mentre si sa che quel dipinto venne concluso entro il marzo 1612 in una stanza in cui c’era un armadio fatto dal falegname Tiziocayaars”. Fu spassosissimo.

      • Ahahaha, sicuramente un coglione è un problema, se poi gode di una certa autorità il problema è maggiore. Mo’ provo a cercarlo, vado ghiotto di queste cose. A proposito di Daverio, questo l’avevi visto? http://images.corrieredibologna.corriereobjects.it/media/foto/2012/01/28/sgarbi–620×385.JPG
        Ps. Anche grazie al tuo commento, ho scritto una roba che sfiora il tema del mecenatismo.:)

  4. sdrammaturgo says:

    Capolavoro. Daverio ne sa a manciate. Ma c’è da dire che pure Sgarbi, quando si occupa di arte e tutela del patrimonio culturale (e di monogamia e moralismo, aggiungerei), è altamente stimabile.
    Quelli di quella puntata invece erano due anziani eruditi spaventosi, di quelli che sanno tutto di numismatica, di epigrafia, di storia delle rotte mercantili, di letteratura ugro-finnica, di balistica antica, di ermeneutica, di teologia, di estetica. Ma proprio della serie che vedevano un dipinto a tema navale e ti spiegavano la tipologia delle assi del vascello e come veniva realizzata l’impermeabilizzazione del legno e che legami questo ha avuto nella politica del tal monarca che ha condotto alla commissione del quadro all’artista e quali temi egli ha inserito in relazione eccetera eccetera e che cazzo!

    • Certo, infatti l’artista (che pare abbia fatto un blitz) ha solamente cavalcato il sentimento diffuso nei confronti di Sgarbi, ma in effetti pure io sono uno di quelli che lo stima, piazzate a parte.

      Mi piacerebbe tantissimo diventare uno di quei vecchietti onniscienti, specialmente per quanto sono belli da vedere, con quelle mantelle, la pipa, i papillon, la barba eccetera…:D

  5. …e infine un personaggio diverso, l’inquietante Vincent Cappelli, un performer e artista non figurativo. Un personaggio lontanissimo dai rassicuranti modi degli artisti che di solito tanto piacciono a Diprè, ma ha pagato pure Cappelli….
    Sono Valerio Vincent Cappelli.
    Vorrei precisare che Andrea Diprè non mi ha chiesto un solo euro ma bensì alcune opere in cambio di alcune trasmissioni.
    Salut,
    Vincent.

    • Buongiorno Sig. Cappelli. Le dirò, il suo non è stato l’unico caso di artisti che non si sono affatto sentiti turlupinati da Diprè. Siete ancora in minoranza, da quel che vedo in giro, ma questo fa comunque riflettere, e mi costringe a rivedere le mie posizioni. Ho pensato molte volte, infatti, di rimuovere questo post, realizzato peraltro interamente con materiale abbondantemente presente in rete e aggiungendo pressoché nulla di mio. Se lo tengo ancora qui è perché l’intento ludico e giocoso è così palese che non credo di aver leso nessuno, anche perché sono giovane, povero e sconosciuto…avercele, le possibilità di Diprè! 🙂

      Le auguro buon lavoro, fermo restando che cancellerò immantinente il post, qualora me ne facesse richiesta lei e chiunque altro delle persone coinvolte.

      • Non aver pagato in denaro ma in lavori non significa non pagare.
        Riguardo ai suoi post veda lei.

        Salut,
        Vincent.

      • Certo, s’intende. Volevo dire solo che, dal tono del suo commento, mi pare di intuire che lei non si sente affatto raggirato, come parecchi dei suoi colleghi, e che in fondo, col suo commento, volesse fare chiarezza sul ritratto poco edificante di Diprè che circola in rete. Accennava a uno scambio paritetico fatto nella piena consapevolezza da ambo le parti, questo mi pare più che onesto. Se ho frainteso mi scuso.

      • Colleghi non ne ho.
        “organismo autonomo”” porsi dinanzi alla natura in posizione paritetica nella sua essenza profonda e intima””natura =superficie visibile delle cose”…
        Trovo estremamente noioso parlare dell’evidenza sua o mia.

        Salut,
        Vincent

      • Buon per lei, se non ha colleghi si risparmia un sacco di noiosissime cene di lavoro.

  6. Belalugosiano says:

    Vampiresco ed eccentricamente agghindato, fermamente refrattario al raddoppio delle consonanti ma consapevole e sprezzante al punto di addentrarsi in ragionati parallelismi tra sè ed un Lucio Fontana qualsiasi, l’enorme Renzo “Mago dei Penini” Biasior, meritava indubbiamente una collocazione nella “Top Three” dei purosangue facenti capo alla scuderia Diprè.

    Da trentino poi, mi ritengo discriminato e sinceramente offeso.

    Stizziti saluti.

  7. Buon Dio, l’annosa questione delle Terre Irredente s’arricchisce di un nuovo capitolo, a quando vedo! Le dirò, caro amico belalugosiano, trentino atipico che anziché di rassicuranti mele, suole nutrirsi di sangue umano, la questione è spinosa e temo sia tardi per porvi rimedio. Non che’io meriti la sua indulgenza, ma in effetti avrà notato di quante e quali dimenticanze è ricco il mio scritto. Manca il suo eccentrico Mago, mancano finanche le mitologiche sorelle Poliseno, forse la punta di diamante della fenomenologia dipreiana. In effetti la brancalonesca compagine del Nostro è assai più ricca di desolanti cartelle cliniche di quanto non tradisca il mio scritto. Il motivo è quantomai semplice: in quel lontano giorno dell’inverno scorso, fui letteralmente folgorato da questo Deus ex Machina, inviato da un Dio povero di mezzi ma ricco di sense of humour, a risollevare le meste sorti dell’arte odierna. Ricordo il fervore con cui ne scrissi: tale era l’urgenza espressiva che non mi curai di studiare a fondo il fenomeno, né di visionare un numero di video idoneo a formare un corpus soddisfacente. Quei tre che fanno bella mostra di sé qui sopra, altro non sono che i primi tre che visionai, con la meraviglia che non faticherà ad immaginare. Ergo mi scuso ancora, caro amico trentino, belalugosiano atipico che anziché affondare i denti nei colli delle vergini, pare preferire afferrare ingordo quelli di ottime bottiglie di Gewurztraminer, ma la fretta, è noto, è cattiva consigliera. Sinceri saluti.

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